Regione Lombardia: gli stati generali della Conciliazione

Si sono tenuti il  6 e il 7 aprile, a Milano, gli Stati Generali della Conciliazione, convocati da Regione Lombardia per raccogliere le esperienze e le Buone Pratiche in atto nelle Reti Territoriali e nelle (sessantatré!) Alleanze Locali create ai sensi della DGR n. 1081 del 12.12.2013.

Ci siamo anche noi.

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Il cuore della due giorni è rappresentato, a nostro parere, dai sei gruppi di lavoro che hanno affrontato altrettanti temi rilevanti per la pratica conciliativa:

  1. Smart working, co-working e lavoro flessibile. Un tema che abbiamo spesso affrontato nel nostro Blog. Il gruppo di lavoro ha sottolineato l’esigenza di affrontare, soprattutto con le PMI, problematiche culturali ma anche anche aspetti estremamente concreti: la tecnologia, la sicurezza, gli adempimenti burocratici e contrattuali.
  2. Sviluppi e prospettive dei servizi per la cura dei figli e dei parenti fragili. Le raccomandazioni del gruppo hanno riguardato: la descrizione delle famiglie come realtà multigenerazionali e dinamiche, l’identificazione dei bisogni secondo logiche partecipative, lo sviluppo di pratiche personalizzate e co-prodotte con gli utilizzatori. Parlando di fragilità, si evidenzia un rischio: i progetti di conciliazione, nella programmazione zonale, rischiano di essere rivolti solo ai nuclei con maggiore difficoltà economica, con la conseguenza di snaturare la logica e la potenzialità dell’intervento.
  3. Il futuro della programmazione territoriale e di secondo livello. La normativa attuale attribuisce sempre più importanza alla contrattazione di secondo livello. Cosa può fare, in questo contesto, Regione Lombardia? Formare, sensibilizzare, organizzare (aggregando i soggetti), coinvolgere le organizzazioni ingaggiandole dal punto di vista relazionale.
  4. Secondo Welfare e reti multi-attore: quali prospettive per le reti territoriali di conciliazione? Cosa favorirebbe la costruzione di reti multi-stakeholder di Conciliazione composte da enti pubblici, aziende, mondo del non profit? La formazione (tema ricorrente), la condivisione (spesso chi sviluppa esperienze simili non è in contatto, non si conosce), la semplificazione burocratica, le risorse e gli incentivi economici…
  5. L’impresa nel welfare territoriale: impatto sulle performance e sulla creazione di valore condiviso. Oltre ai temi ricorrenti della semplificazione, della comunicazione, della partecipazione, il gruppo si concentra sulla necessità di un duplice cambiamento culturale: nelle PMI, che percepiscono ancora poco i vantaggi dei servizi conciliativi, e nel cittadino, chiamato ad esser maggiormente proattivo nella ricerca di benefit e agevolazioni.
  6. La conciliazione famiglia lavoro nella pubblica amministrazione. Nella Pubblica Amministrazione, dove prevale il lavoro femminile, il bisogno di Conciliazione è rilevante, anche se molto differenziato. Oltre a stimolare politiche di Conciliazione, la Pubblica Amministrazione deve attivarne anche al suo interno; uno strumento possibile potrebbe essere l’introduzione della Conciliazione tra gli obiettivi dei Dirigenti pubblici.

Due spunti di riflessione critica, tra tanti:

Il Welfare diventa sempre più contrattazione

Anche dal punto di vista normativo, si vedano le innovazioni introdotte in tema Welfare Aziendale dall’ultima finanziaria, i benefit e i servizi conciliativi vengono demandati alla contrattazione di secondo livello.

Va da se’ che, se un ambito è contrattabile, allora non è oggetto di un diritto universale ed esigibile…interpretazione legittima, ma non scontata.

D’altra parte, la pratica contrattuale, per definizione, mira a perseguire il punto di incontro tra interessi diversi facendo in modo che tutte le parti conseguano vantaggi (logica win-win): potrebbe essere quindi la carta vincente perché i benefici così introdotti abbiano maggiori chance di sostenibilità e permanenza nel tempo.

Indicatori di efficacia ed efficienza lavorativa favoriscono politiche di conciliazione

Se non c’è modo di misurare produttività ed efficacia del lavoratore, allora l’unico criterio accettabile di organizzazione del lavoro è quello della presenza nel luogo di produzione in orari rigidamente stabiliti.

Se, al contrario, è possibile avere un riscontro di efficacia ed efficienza rispetto ad un obiettivo aziendale, allora diventa sostanzialmente indifferente il tempo e il luogo in cui tale obiettivo viene perseguito.

Certo, aggiungiamo noi, più i risultati sono immateriali (come accade, per esempio, in una larga parte del lavoro sociale e dei servizi alla persona) più la loro misurazione solleva interrogativi metodologici ed etici…

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