Part-time femminile e conciliazione: numeri ed interrogativi

Il part-time per le lavoratrici è da sempre considerato uno degli strumenti più funzionali per favorire la conciliazione lavoro famiglia e, di conseguenza, anche l’occupazione femminile.

Il fenomeno ha delle dimensioni quantitative, sulle quali abbiamo a disposizione qualche dato, e dimensioni qualitative, con interrogativi tutt’oggi assolutamente aperti.

I numeri

Dall’articolo di Giuliano Cazzola (tratto da FareConciliazione.it, il sito tematico di ADAPT, l’associazione per lo studio del mondo del Lavoro fondata da Marco Biagi) traiamo alcune evidenze.

Esiste una correlazione molto stretta tra i livelli dell’occupazione femminile e quelli del lavoro part time, ciò è evidente soprattutto in paesi in cui la cultura della conciliazione lavoro-famiglia è più avanzata:

“In  Danimarca,  a  fronte  di  un  tasso  di occupazione femminile del 71,1%, la percentuale di rapporti di lavoro a tempo parziale è pari al 39%; in Svezia al 40,4%, rispetto ad un tasso d’impiego del 70,3%; in Olanda del 76,5% rispetto ad un  tasso  del  69,3%;  in  Germania  si  tratta  rispettivamente  del  45,5%  sul  66,1%…in  Portogallo,  Grecia,  Spagna  e  Italia  a  tassi  di occupazione  rispettivamente  del  61,1%,  48,1%,  52,3%,  46,1%  corrispondono  percentuali  a  tempo parziale del 15,5%, 10,4%, 23,2%, 29%”.

Part time Conciliazione Valli del Verbano Valcuvia Welfare Aziendale

Numeri e percentuali presentano anche interessanti correlazioni con le età delle lavoratrici:

“Le ventenni  tra  la fine  degli  anni  novanta  e  i  primi anni  duemila sono  entrate  nel  mercato  del  lavoro prevalentemente a tempo pieno, mentre le trentenni e quarantenni che sono passate da uno stato di disoccupazione nel 1995 a uno di occupazione nel 2003, hanno trovato lavoro a part time. Dai 40 ai 55  anni  si rafforza sempre più l’effetto sostituzione del tempo parziale rispetto al full time”.

Le questioni

Quanta parte di contratti part time riguarda una scelta volontaria della lavoratrice?

Le indagini effettuate negli ultimi decenni dimostrerebbero che, nei paesi dove più qualificata è la conciliazione, più diffusi  i  servizi  alle persone a  più avanzate  le  economie, le donne lavorino, con alti tassi di occupazione, accettando volontariamente rapporti d’impiego part time.

Perché?

E per quale motivo, in paesi meno sviluppati in tema di cultura conciliativa e servizi, con economie meno dinamiche, più alto è il tasso di part-time involontario?

Cosa ne pensate? E’ solo questione di cultura e rappresentazioni sociali (della famiglia, del lavoro, della conciliazione)?

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